Vorrei

scrivere un libro, finirlo scrivendo la parola fine. leggere un libro, appassionarmi alla storia fino alla fine come quando ho letto Vaniglia. finirla di somatizzare tutto sulle mie spalle, non sbandare più con questi capogiri. capire che la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. sentire la pioggia. una DeLorean per tornare indietro e mettere tutto a posto, o almeno provarci. la consapevolezza che se è andata così doveva andare tutto così, la consapevolezza vera. imparare a suonare il piano per cantare Cammariere. tornare ad avere i calli sulle dita con la mia chitarra, scrivere una canzone vera. fare un viaggio che mi apra le porte, stacchi la testa. dipingere sorrisi sui volti di tutti, di tutti quelli a cui tengo veramente. una bacchetta magica. non sentire più strette al petto e non fissarmi sul mio battito quando qualcosa non va. giocare a calcio, calcetto, correre di mattina presto e sudare, tossine e pensieri sciolti. usare il mio cardiofrequenzimetro sennò cosa l’ho comprato a fare. non volere niente e godere del niente. un figlio che mi spacchi il cuore ogni giorno con un’occhiata, una piccola smorfia. mettere al centro le cose importanti. convincermi veramente che da solo non posso fare nulla. non voler capire mai più il perché ma assecondare il come. più tempo.

ma c’è tempo per tutto. per tutti.

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