Perché le Tremiti non si visitano. Le Tremiti si vivono.

Quando un posto ti resta dentro lo vuoi raccontare. É la terza volta che prendo la nave e vado a prendermi una boccata di pazienza. Perché delle Tremiti amo la pazienza che sanno infondermi. Magari qualsiasi isola è così. Magari no. La pazienza di aspettare la Gazzetta dello Sport che arriverà non prima delle 10.30 o giù di lì. La pazienza di non avere notifiche da tutti i social perché non c’è niente da fare, non prende. A meno che non vai sul Belvedere e ti connetti wi-fi e ti riempi di notifiche push che non ti sanno di niente. La pazienza di aspettare i panini per poi farteli farcire dal market di fiducia. Quello dietro al belvedere. La pazienza di aspettare che arrivino le 17 e che i turisti ripartano senza averci capito nulla. Potrai vedere anche tutte le cale ed entrare in tutte le grotte magiche di queste isole ma se non sai il sapore del tramonto e di quel suono delle diomedee e di quello spritz che scende più docile che mai. Non lo sai.

Scrivo con molto rispetto delle Tremiti. Dei tremitesi. Di chi le conosce davvero molto più di me. Ma è come quando incontri una persona e senti che è come se la conoscessi da vent’anni.

Non sono neanche un grande nuotatore ma l’anno scorso ho fatto outing. Il primo tuffo l’ho fatto qui. E come il primo amore non lo scorderò. Arrivare a non pensare e a fottertene delle tue paure. Arrivare a chiudere gli occhi e a lanciarti nelle trasparenze. Riaffiorare a galla più fresco e rinato. La fortuna è stata incontrare persone speciali che me le hanno sapute raccontare come Antonio, Emanuella, Pasqualino, Shames, Anna, Kelly e tanti altri che non sto qui a scrivere sennò è lunga.

I ricordi sono tanti dei respiri più lunghi, dei cicchetti di liquore al finocchietto bevuti all’Era Ora, di una chitarra sbucata per caso che ho cominciato a suonare e tutti dietro me, di Cala Matano e della nave che porta l’acqua potabile ogni santo giorno.

Non riuscirò mai a raccontarle per davvero queste isole. Ed è giustissimo così. Ma un tentativo glielo dovevo.

Che poi chi l’avrà detto mai che nessun uomo è un’isola?