Lorenzo (Marini) che fine hai fatto?

Un architetto ma costruisce immagini di marca. È un pittore ma usa solo un colore, il bianco. È un collezionista di attimi. 

Due parole, due di numero, per spiegarti chi è Lorenzo Marini. Ho detto due parole solo perché è un art director. Ama i visual. Io gli ho dedicato il payoff di questo blog. Tra poesia e mercanzia. 

Ma è anche uno scrittore fantastico. Uno che ti lascia il capitolo 1 del suo libro vuoto e ci scrive Il capitolo uno è quasi sempre noioso. Perciò ho deciso di non pubblicarlo. Passate pure al secondo.

Lorenzo è tantissime cose e due parole sono veramente poche. E poi c’è google. Fatti un giro e scoprilo da te. O guarda questa intervista. Molto più di mille parole.

L’ho incontrato per la prima volta dentro il profumo di Vaniglia. Un libro che sembrava aver scritto la mia storia. D’amore. L’ho incontrato di persona due volte. La prima volta ero dietro un banco all’Università di Teramo. Studiavo comunicazione, perché volevo fare il pubblicitario già dalle scuole medie, e Lorenzo m’incantò con le sue case history raccontate come poesie. La seconda volta ero a Bari, facevo il creativo, e scambiammo due chiacchiere tra colleghi. E due Chinò.

E chi lo doveva immaginare che sarebbe stato proprio lui a firmare le bomboniere (che brutta parola) degli invitati al mio matrimonio. Scartando un packaging nuziale gli invitati hanno trovato e poi sfogliato L’uomo dei tulipani, una storia d’amore vissuta quattrocento anni fa che potrebbe rivivere domani.

Saranno almeno 6 mesi che non ci si vede. Non ci si sente. Che fine hai fatto? dal tuo blog nessun feed, dal tuo profilo facebook nessun click e non ti chiamo al telefono perché non vorrei troncare l’onda perfetta di un brainstorming. Certo, continuo a leggere dei tuoi podi in gare creative da brivido, ma dove sei?

Quante cose sono cambiate nella mia vita caro Lorenzo. Te le vorrei raccontare.

Io continuo a pensare che il punto di partenza e il punto di arrivo siano la stessa cosa e che l’acqua non passa mai per niente.

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Dentro c’è tutto lo spazio per le parole. Anche se lo so…ti piacerebbe di più una tela bianca su cui disegnare.