Che ne sai tu

C’è stato un attimo in cui ho chiuso gli occhi e ho ascoltato il rumore del vento tra le spighe. L’odore del grano appena tagliato e il sole che scaldava. C’è stato un momento in cui ho sentito. Quel sentire che spesso dimentico; troppo preso dal domani, troppo steso dall’altro ieri. Se tutti fin da piccoli avessimo cercato di sentire il come e non ossessivamente di capire il perché. Non dico tutto ma molto sarebbe stato diverso.

Ho sentito come nasce la pasta, chi sono i suoi genitori, figli e filiera. Non mi sono chiesto perché quelle macchine sbattessero il grano incessantemente, perché quella rete di tubi di acciaio fosse l’ascensore personale del grano. Ho solo sentito il vento tra le spighe; mi sono avvicinato con la meraviglia di un bambino e ho ascoltato il racconto su come una spiga di grano può far felice una terra.

(guarda qualche snap) 

La raccolta del grano con Granoro. Sono appena tornato e ho spighe in ogni dove. Il grano è comodo. Se provi a distenderti ti fa scendere pian piano, ti fa accomodare, prende la tua forma. Si adatta. Forse il grano è un sagittario come me.

Foto Benedetta Mariotti - @benedettam92 su instagram
Foto Benedetta Mariotti – @benedettam92 su instagram

Ci ho scherzato su quando mi hanno invitato. Ero troppo contento perché con questa pasta ci sono cresciuto. E allora vai con scatti più o meno instagrammabili, con Nicoletta che mi sposta un pacco di pasta Attilio più a sinistra e quella bio portala più vicino alla spalla. Volevo citare American Beauty scattando un Apulian Beauty d’autore. Poi stringo la mano alla dottoressa Marina Mastromauro di Granoro e lei si complimenta per lo scatto e mi dicono che le ha ricordato La Noia di Damiani. (allora penso e vabbè top!)

alessandro piemontese - granoro

Ho lavorato con, e dentro, molte aziende ma essere invitato a raccontare su Snapchat, e instagram, facebook e compagnia bella, mi mancava. Su snapchat? C’è un’azienda che ci crede ed è qui a pochi chilometri da casa. Fantastici. Faremo ancora grandi cose insieme, ne sono certo.

Ho sempre scritto che la comunicazione debba muoversi tra poesia e mercanzia. Costruire isole di silenzio in un oceano di rumore. Non sono solo belle parole (e a parole non sono tutti bravi come dice Cristiano). Non è stato il solito tour promozionale, abbiamo vissuto un’esperienza con i piedi nella terra, i sorrisi d’intesa, le mani strette guardandoci negli occhi come quando brindi sincero.

È il primo passo ma è fatto con il piede giusto. Credere in snapchat, affidarsi ai social e alle persone che te li consigliano non è cosa da poco, è cosa da pochi. Il segreto del successo di molte aziende sta lì, nella capacità di delegare. Che non fa rima con “sbolognare” ma va a braccetto con la parola fiducia.

[ecko_contrast]E io di un brand fatto di persone che mi stringono la mano e mi guardano negli occhi, di Giuseppe e Pasquale che mi chiedono di De Zerbi tra un primo di orecchiette e un bicchiere di vino, di chi crede che i contenuti salveranno il mondo, io di un brand così mi fido.[/ecko_contrast]

Conosci me la mia lealtà
tu sai che oggi morirei per onestà.
Conosci me il nome mio
tu sola sai se è vero o no che credo in Dio.
Che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un amore profano
la paura d’esser preso per mano, che ne sai.

(update del 2 luglio 2016 – i dati della ricerca di QuestFactory dimostrano che l’operazione ha avuto un grandissimo successo)

Quest Factory